P2P: major sconfitte da una disoccupata!

Articolo scritto da: Stefano
Data: 1 Ottobre 2008
Categoria: Peer to peer


“Rendere disponibile” un file su rete peer to peer  non significa che quel file sia stato in effetti scaricato da altri e che quindi sia stato distribuito. È un reato distribuire il file protetto da copyright, non il semplice metterlo in condivisione (l’intenzione di reato non è perseguibile).

Ebbe si’, la notizia riportata anche da Repubblica.it, è abbastanza clamorosa.
In America una sentenza che difatto da ragione ad una disoccupata che era stata costretta a pagare 222 mila dollari per violazione del copyright.

Chi condivide un file, secondo il giudice distrettuale del Minnesota, non è perseguibile se non c’è una prova che quel file sia stato scaricato da altri.

Provare lo scambio non e’ un’impresa semplice. I dati dello scambio potrebbero essere memorizzati nel programma peer to peer utilizzato e ottenibile quindi con il sequestro del computer.

Non tutti i programmi pero’ memorizzano questi dati.
Queste informazioni pottrebbero essere reperite anche dai log del server utilizzato per lo scambio, ma avere queste informazioni non e’ semplice cosi’ come alcuni programmi p2p non fanno unso di server (eMule su rete Kad).

Staremo a vedere se questa sentenza creera’ problemi alle major e se aumenteranno quei processi che fino ad ora non si erano mai aperti perche’ troppo costosi (si preferisce sempre patteggiare)…di certo una cosa e’ emersa da questa sentenza.
Una donna del minnesota, disoccupata che campa con assegni familiari ha vinto una causa con le major Americane e non dovra’ pagare. Il tempo ci dira’ se e’ solo un caso isolato o le major dovranno rivedere la loro linea.

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